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mercoledì 25 novembre 2009

[immagine dalla deviantart.com]

Non riesco a capire i motivi di tutta questa aggressività, di tutta questa competizione.
Mi sembra perennemente di vivere in un'opera di Samuel Beckett.
Frequento una scuola di giornalismo, come tante altre persone in questo mondo.
Il problema nasce dal fatto che io non mi accanisco contro i miei altri colleghi, non impazzisco se qualcuno scrive un pezzo che vorrei scrivere io, se firma un pezzo in prima pagina sul nostro giornalino, oppure sulla home page del nostro sito internet.
Non ho ancora la folle presunzione che la nostra timida redazioncina sia il New York Times e che io stia lottando per vincere il Pulitzer.
Però c'è gente che lotta strenuamente contro i mulini a vento, che tenta di prevaricare per dimostrare che è fatto per questo mestiere, che sa scrivere meglio degli altri, che è paradossalmente migliore degli altri.
Come se avessimo dei lettori reali.
Come se fossimo veramente qualcuno.
Uno dei miei compagni, nonchè mio amico, Ciccio, sostiene che questo comportamento abbia origine nella frustrazione di persone che si vedono pubblicate esclusivamente sulle tristi paginette della nostra rivistina, che vedono come sfogo di una vita che non da loro visibilità.
Anche se prima mi ostinavo di dire che no, non era così, che ci dobbiamo voler bene e tutte queste menate da telefilm americano, mi sono resa conto tristemente che è così.
Ma sono stata ancora più triste, quando mi sono resa conto che queste persone non faranno mai realmente carriera e si porteranno la frustrazione di voler essere qualcuno nella tomba.


venerdì 20 novembre 2009

Hanno ucciso la trans Brenda.
Il corpo è stato addirittura trovato carbonizzato, tecnica che usa soventemente la camorra.
E la gente in giro per blog, facebook, annessi&connessi, anzichè interrogarsi sui molti perchè e sugli eventuali retroscena che quest'omicidio ha suscitato, preferisce chiedersi velleitariamente se si scrive "un trans" o "una trans".
Anche da me in redazione è la stessa cosa.
D'altronde, è molto più facile così.
E' più semplice e meno rischioso (soprattutto) litigare e farsi domande sulla lingua italiana, anche se magari non la si conosce affatto, piuttosto che disquisire su un morto ammazzato.

martedì 17 novembre 2009

[immagine da deviantart.com]

Sono in redazione, come al solito.
A me piace veramente tanto questo mestiere, forse da quando frequento la scuola di giornalismo anche di più.
Guardando questa foto, che ho trovato su deviantart.com, ho subito pensato al fatto che è un pò che non faccio qualche scatto perchè non riesco mai a trovare la giusta combo tra tempo ed ispirazione.
Questo lavoro, quello del giornalista (anche se io non mi considero ancora realmente tale, anche perchè sono solo una praticante), è un lavoro quanto mai affascinante, duro, totalizzante ma anche, purtroppo, di gran moda.
Oggi un pò tutti si sentono giornalisti, il che è purtroppo un dramma.
Sento spesso molta gente che a stento sa scrivere una frase di senso compiuto che, guardando un telegiornale, sfogliando un quotidiano o una rivista, ha sempre da ridire sull'operato dei mei quasi colleghi.
Perchè sulla carta loro si credono migliori, pensano di saper fare di meglio, anche se probabilmente, i miei amici di Napoli che fanno tanto i so tutto io, non sanno nemmeno dov'è la sede de "Il Mattino".
Questo per non parlare delle scuole di giornalismo che nell'immaginario collettivo sono una specie di utopia, genere "beato chi ci entra" o, al peggio, una macina di soldi.
Ma il giornalismo, quello vero, in realtà quasi nessuno sa più cos'è.

venerdì 6 novembre 2009


[immagine da deviantart.com]

Ho trovato un modo intelligente di passare questi giorni di riposo forzato.
Così non solo imparo qualcosa ma evito anche di litigare coi parenti che, si sa, quando ci stai troppo in contatto, diventano urticanti.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/6-novembre-2009/meridiani-giornalismo-italiano-sole24ore-pontiggia-040198.shtml?uuid=bb8c3ce4-caaf-11de-aaae-8b008265c0a7&DocRulesView=Libero

Grazie a chi mel'ha segnalato!

sabato 24 ottobre 2009

[foto da: http://www.flickr.com/photos/music/2244950704/]

Della serie: anche io ho diritto a quel quarto d'ora di fama, no?
Ecco qui l'intervista agli Styles, che ho fatto per Freakout, free-press musicale con cui ho l'onore (e la grazia) di collaborare.
In realtà, benchè al momento sembro più che altro persa tra faccende di casa, recriminazioni e pianti addosso, l'idea di partenza era che vorrei fare del giornalismo musicale.
Leggete pure, questa è roba ai confini della realtà.

http://www.freakout-online.com/interviste.aspx?idintervista=187